Quando le morti divengono sospette
Alcuni giorni fa all’intrno del carcere di Como si è perpetrato l’ennesimo suicidio.
Se non vi ricordate dell’accaduto non vi preoccupate, in realtà non se lo ricorda quasi nessuno se non i famigliari della vittima, i compagni di detenzione e qualche persona attenta e con un ottima vista. In effetti ci vuole un ottima vista per riuscire a leggere una scritta minuscola, scorrevole e rapida mandata in onda durante il telegiornale pomeridiano.
Chissà come mai quando si tratta di persone recluse all’interno delle carceri sembra non importare a nessuno. Forse perché il detenuto non fa notizia? Forse perché non importa a nessuno di un carcerato morto, o forse perché chi è al soldo dell’Istituzione ha interesse a non far emergere la cosa nella speranza che nessuno si interroghi sull’accaduto?
Strano che quando si tratta di crimini perpetrati da ragazzi cosiddetti “di origine straniera” o a danni di funzionari dell’ordine pubblico non si smetta di parlarne. Giorni e giorni interi, in cui i telegiornali ripercorrono la vicenda mandando in onda eventuali filmati, accompagnati da una spettacolarizzazione a volte struggente di quanto accaduto. Ospitate TV con criminologie d esperti di ogni genere a commentare ed avanzare ipotesi, ancor prima che si sia creata un’istruttoria.
A questo punto, proviamo ad avanzare anche noi delle ipotesi. La cosa che ci fa porre delle domande è la dinamica di quanto successo. Giusto per mettere le mani avanti, vi dico che non conosco la dinamica nella sua interezza e le mie sono solo ipotesi avanzate da chi conosce bene le dinamiche carcerarie. Andando contro corrente voglio prendere per buona l’ipotesi che all’interno del carcere di Como si siano create delle dinamiche conflittuali. Una rissa, dei tafferugli, un’incomprensione cc.ecc., ciò che è accaduto non cambia la dinamica dei fatti. Durante dei tafferugli degli agenti della Polizia penitenziaria rimangono feriti, questo è un fatto; ed è un fatto che un agente si sia ritrovato con il naso fratturato. Sarà caduto? Si sarà fratturato il naso durante i tafferugli? Glie lo avranno rotto?
Anche questo non cambia, ma mettiamo per “ipotesi” che sia stato un detenuto ad accanirsi sul poliziotto rompendogli il naso. Come spesso succede dopo questi eventi, anche alcuni detenuti si ritrovano a dover necessitare delle cure mediche. A volte perché si fanno male da soli o tra di loro, a volte perché cadono dalle scale e a volte perché subiscono dei pestaggi, e già, a volte succede anche questo.
Ora, sarà sicuramente una coincidenza, un caso fortuito, ma se non erro il detenuto finito in Ospedale dopo i disordini dovrebbe essere proprio quello che casualmente ha fratturato il naso all’agente, che forse, e dico forse, qualche piccolo risentimento lo avrà maturato. Personalmente non ho mai sentito di nessuno che viveva con estrema felicità la rottura di un naso. Fatto sta, che al rientro in carcere il detenuto si è ritrovato a dover scontare un periodo in isolamento, come naturale che sia. Per chi non lo sapesse vi spiego questa piccola cosa: “quando in carcere commetti un infrazione, un illecito, una violenza o cose del genere, vieni sottoposto ad un consiglio disciplinare da parte del Direttore, il quale è assistito da un educatore e di regola da un medico che dovrà stabilire, se il detenuto è in condizioni psicofisiche per affrontare un eventuale isolamento punitivo (il medico non sempre viene interpellato, venendo meno una garanzia fondamentale)“.
Tornando a noi, dopo il suo rientro in carcere, se non erro, il detenuto è stato sottoposto a consiglio disciplinare e consequenziale punizione, la quale si rendeva effettiva attraverso un periodo di Isolamento.
Successivamente cosa succede? Succede che ritrovano morto il detenuto in isolamento. Morto impiccato. La diagnosi? Suicidio.
Ora, non per essere un complottista ma da detenuto vi dico che se le mie intenzioni erano quelle di suicidarmi lo avrei fatto in Ospedale e non in un isolamento dove di sicuro, sarei stato più monitorato e sotto controllo. In Ospedale i controlli ci sono ma sono sempre inferiori rispetto al carcere vero e proprio. Il dubbio che mi sorge è un altro, ma vi ripeto, è solo un dubbio, una congettura.
Forse il detenuto avrà fatto qualcosa in più, forse avrà minato la stabilità di qualcuno. Forse, come spesso succede dopo i tafferugli carcerari, quel detenuto ( di cui al telegiornale non hanno dato neanche il nome, come se non esistesse) si sarà ritrovato vittima di pestaggi da parte di più agenti (cosa poco onorevole) e forse, avrà minacciato di denunciare tutto una volta rientrato in carcere. Con i forse e con i ma non si va da nessuna parte, e non si va da nessuna parte neanche con chi tende a volere occultare sempre le verità scomode.
Io, da piccolo carcerato quale sono, un dubbio me lo pongo: Avrei aspettato di tornare in carcere, in isolamento, controllato da tutte le guardie con cui avevo litigato, per suicidarmi?