Pestaggio nel carcere di Reggio Emilia
Piantedosi:” Non sono cose accettabili!”
Nordio: “Immagini indegne per uno stato democratico!”.
Questi alcuni dei commenti ad uso giornalistico riguardanti un episodio vile, sconcertante, ma non unico nel panorama della dolorosa e atavica questione carceri nel nostro Paese.
Per chi non lo ricordasse, o proprio non lo sapesse, ad aprile 2023 un detenuto di nazionalità non italiana di circa 40 anni subisce un duro pestaggio nel carcere di Reggio Emilia. Ecco cosa è accaduto: è stato colpito e fatto cadere con uno sgambetto mentre era incappucciato e poi ancora picchiato ripetutamente con pugni al volto e ai fianchi. Quindi viene sollevato a mezz’aria, denudato, per poi essere gettato come immondizia nella cella, per essere nuovamente percosso.
Tutto questo da non meno di dieci agenti e dopo essere uscito, così è riportato nei verbali, dalla stanza del direttore che gli aveva comminato una sanzione. Ma il Purgatorio di quest’uomo non era ancora terminato; infatti, non ricevendo soccorso a seguito di tutte le botte prese, per attirare l’attenzione si ferisce con i cocci del lavandino.
Se le parole hanno un peso, le immagini catturate dalle telecamere sono devastanti! Rappresentano, speriamo non una pietra tombale, ma certamente un macigno su quello che dovrebbe essere il concetto di Stato di diritto, che è, ricordiamolo a questo punto, insieme a tanto altro: “un agire dello stato che sia sempre vincolato e conforme alla salvaguardia e al rispetto dei diritti e delle libertà dell’essere umano”.
Dopo la denuncia, che, è bene ricordarlo, è sempre un atto coraggioso da parte di un ristretto, un verdetto è stato emesso, ma è un verdetto che lascia l’amaro in bocca, un amaro che ha il sapore del sangue che ha impastato la bocca di quell’uomo.
Ci sono state delle condanne, ma si parla di abuso di autorità, di percosse; non di tortura, né di lesioni. Non importa la quantità della pena comminata a questi non integerrimi servitori dello Stato, quel che ci si chiede, dopo aver visto quelle immagini agghiaccianti, è cosa debba avvenire per il sacrosanto riconoscimento di un determinato reato! Vengono i brividi al pensiero di come sarebbe andata a finire se quelle sequenze, inequivocabili, non fossero state diffuse.
D’altra parte, che si tratti di prassi usuali in determinate circostanze lo conferma, direi involontariamente nella foga della legittima soddisfazione, l’avvocato difensore di uno degli agenti quando afferma che …” La sentenza ha ascoltato le nostre tesi, se c’erano state sbavature, come le abbiamo definite, certo non si poteva parlare di fatti di tortura”.
Già, proprio una sbavatura, cioè una lieve manchevolezza rispetto ad un agire da considerarsi sostanzialmente corretto.
Ha ragione Lei, Ministro Nordio, sono proprio immagini indegne per uno stato democratico!
E anche Lei ha ragione, Ministro Piantedosi, non sono cose accettabili! Francamente, neppure certe sentenze lo sono!