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Zone Rosse in Italia: Nuova Frontiera della Sicurezza o Limitazione delle Libertà?

Zone Rosse in Italia: Nuova Frontiera della Sicurezza o Limitazione delle Libertà?

Senza particolare clamore, sono entrate in vigore, in diversi comuni italiani, ordinanze che istituiscono le cd. Zone Rosse. In buona sostanza si tratta di ordinanze che individuano specifici luoghi ove persone con precedenti penali, ovvero con semplici segnalazioni, non
possono accedere in quanto rischierebbero di turbare l’ “ordinato vivere civile”.
Queste ordinanze prendono le mosse da una Direttiva del Ministero dell’Interno, in cui venivano date le indicazioni istitutive.
Va, pertanto, in primis analizzata tale Direttiva.
Diremo subito che, tecnicamente, questo provvedimento appare assolutamente carente dei requisiti di legittimità, e ciò per almeno due lampanti motivi.
– mancata specifica individuazione dei soggetti e dei reati oggetto di tale procedura. In verità la Direttiva sul punto è assolutamente carente, non specificando espressamente quali reati debbono essere ascritti al soggetto per considerarlo non degno di frequentare le cd.
Zone rosse. Si parla genericamente di reati contro la persona e contro il patrimonio (praticamente tutti i tipi di reato); ma non solo, non vengono individuate nemmeno le linee interpretative a cui gli amministratori locali debbono attenersi nella delimitazione soggettiva
delle ordinanze. Ovviamente a meno che non si voglia ritenere che agitare lo spettro della cd. Paura sociale (dichiarando che la sola presenza di soggetti con precedenti e/o segnalazioni sia automaticamente una minaccia per l’intera collettività) sia di per sé una
idonea definizione dell’ambito operativo dei provvedimenti futuri. In tal caso il Ministero avrebbe dato mano libera agli amministratori ad emettere provvedimenti indiscriminati definendo una larga fetta della popolazione come antisociale e, pertanto, suscettibile di
essere limitata negli spostamenti.
– mancata individuazione dei luoghi di interesse. Viene solo genericamente indicato come probabili luoghi di interesse praticamente ogni
luogo vivibile della città (finanche le aree verdi). Siamo troppo scafati dalla vita, però, per non aver compreso che queste discrepanze, per la
verità, non sono segno di una ignorantia legis, ma una precisa scelta del Governo e del Ministero in questione.
Lasciare il provvedimento in forma generica consente una sua applicazione oltre ogni limite,
proprio perché limite non vi è . E’ proprio per evitare questo pericolo che il legislatore (quello serio degli anni passati) aveva imposto due principi: quello di legalità che prevede che un cittadino possa essere
condannato solo per fatti che vengono specificatamente previsti dalla legge come reato al
momento in cui vengono commessi; ed il principio della responsabilità personale: ove viene
statuito che ogni soggetto è responsabile solo per ciò che compie e non per quello che si
presume possa compiere. In questo caso:
– il provvedimento prevede che siano idonei a giustificare l’allontanamento anche
comportamenti passati “anche se questi non siano violazioni di legge”;
– il provvedimento presume che soggetti con precedenti penali (qualsiasi precedente) sia in quello specifico luogo per commettere un nuovo reato, in barba alla stessa sentenza della Corte Costituzionale richiamata nella Direttiva in questione, che parla di legittimità del DASPO solo in relazione al “concreto” pericolo di reiterazione di comportamenti antisociali.
– il provvedimento non indica specificatamente i luoghi di attuazione dello stesso non solo lasciando l’amministratore libero di spaziare a suo piacimento ma dimostrando che non vi è alcun nesso di causalità tra il soggetto destinatario e quel luogo; circostanza questa gravissima perché rende priva di causa la misura interdittiva. Vogliamo concludere questa breve analisi dicendo che questo provvedimento è una ulteriore (ennesima) mazzata che la politica (tutta la politica visto che colpevolmente nessuna forza politica ha sollevato dubbi sulla sua legittimità) e la società civile hanno inteso dare alle speranze rieducative di chi ha commesso un errore in passato, marchiandolo a vita e non dandogli nemmeno la possibilità di una passeggiata in centro.

Attendiamo, infatti, che un giorno o l’altro questi scienziati decidano che sia contrario al
corretto vivere civile:
– tenersi per mano e baciarsi un pubblico (già succede per le coppie omosessuali);
– mettere i bambini disabili nella stessa classe di bambini “normali” (già è stato chiesto da un
esimio Ministro);
– chiamare di nuovo i bambini nati fuori dal matrimonio non naturali” o peggio ancora
“illegittimi”;
Ma vi tranquillizziamo: noi vi saremo vicini nella protesta, perché solo noi possiamo essere veramente vicini a chi è umiliato, discriminato, vilipeso, allontanato e tenuto ai margini della vita civile, esattamente come oggi sta succedendo a noi e come succederà forse a tutti in un
prossimo futuro.