Dalla fuga di informazioni riservate alla difesa politica: cosa c’è dietro il caso Del Mastro?
Del Mastro, solo l’Italia poteva fregiarsi di un politico così.
Leggendo quello che sta succedendo nella politica Italiana in questi ultimi tempi, non ci stupisce affatto quello che è accaduto in questi giorni di relazione al caso Del Mastro.
Per chi non avesse seguito fin dall’inizio la vicenda( e non Io biasimiamo, visto che da mesi ormai sulla questione è calato un velo di disinformazione da parte della stampa ormai quasi completamente allineata alle posizioni governative) l’accusa avanzata nei confronti di Del Mastro è quella di rivelazione di segreti d’ufficio.
Ma quali sono questi segreti d’ufficio?
Nel mese di febbraio 2023, una delegazione del Pd visita nel carcere di Sassari l’Anarchico Alfredo Cospito, in quel periodo in sciopero della fame per protestare contro la tortura del regime di detenzione del 41 bis.
A seguito di questa visita ne nasce una discussione parlamentare ove l’On.le Donzelli, Vicepresidente del COPASIR (il comitato di controllo dei Servizi Segreti italiani), nonché responsabile dell’Organizzazione di Fratelli d’Italia, rivela il contenuto di alcune conversazioni tenutesi nell’ora d’aria nel carcere di Sassari, tra Cospito ed alcuni detenuti di camorra e ndrangheta anche loro al 41 bis.
Conversazioni che erano solo generici commenti in ordine alla situazione che si stava creando nell’opinione pubblica in relazione all’appoggio sempre crescente alla battaglia che l’anarchico stava combattendo con un lunghissimo sciopero della fame.
Secondo Donzelli (ovviamente in via assolutamente arbitraria, speculativa e infondata sia in punto di diritto che nel merito), queste conversazioni avrebbero dato prova della collusione del Cospito con frange della criminalità organizzata, ed avrebbero dovuto avere l’effetto di sminuire la credibilità ideologica della battaglia che si stava combattendo per abbattere un sistema ormai tanto criticato anche dalle istituzioni europee per la sua inutile crudeltà, quale il 41 BIS.
Ma la cosa più grave fu che esse erano frutto di attività di indagine della Procura (e dei servizi segreti) e non potevano essere divulgate in quanto coperte dal segreto d’ufficio.
Fu chiesto a Donzelli come ne fosse venuto a conoscenza e la risposta fu che gli erano state fornite dal proprio coinquilino Del Mastro, Sottosegretario alla Giustizia con delega al DAP.
La difesa del Sottosegretario è stata sempre quella di non essere a conoscenza del fatto che tali atti fossero coperti dal segreto d’ufficio.
Ovviamente il Tribunale di Roma non ha abboccato alla balla colossale di questa ridicola difesa e non Io ha fatto per alcuni motivi molto semplici per chi ha un minimo di conoscenza giuridico ma anche solo di onestà intellettuale.
Non si può certo credere che un Sottosegretario alla Giustizia non sappia che i verbali di una intercettazione fatta ai danni di un recluso al 41 bis (chiunque esso sia), siano coperti dal segreto istruttorio.
A meno che non si voglia ritenere che tale principio, basilare e fondante per ogni democrazia e per ogni processo serio, sia da applicare solo alle persone ed ai casi che questo potere politico vuole tutelare.
Siamo convinti che se non si fosse trattato di Del Mastro, runico della Meloni, nessuno avrebbe avuto alcunché da ridire sulla condanna di cui oggi si discute. Il vero problema, però, è che Del Mastro non è solo un runico della Meloni, ma è soprattutto un utile carnefice.
Riecheggia.non ella mente di tutti le parole di questo soggetto che:
• giustificava le violenze nei confronti dei detenuti,
• auspicava un carcere sempre più duro
• spingeva gli agenti di Polizia Penitenziaria a colpire i detenuti garantendo loro una
certa impunità
• lottava per il mantenimento della tortura del regime di 41 bis.
É evidente che oggi questo soggetto è utile al sistema per garantire il perpetuarsi di un regime di costrizione ottocentesco nei confronti dei detenuti e per il riverbero di ideologie costrittive e di limitazione alle libertà personali e ideologiche e ciò spiega perché il Presidente del Consiglio continui a difenderlo (immoralmente) a spada tratta.
Del Mastro è una vergogna del sistema vergognoso. E lo stesso sistema, vergognandosi del proprio operato, deve sempre trovare qualcuno a cui non interessa di avere e perpetuare una condotta morale non coerente con i principi di solidarietà e di giustizia che sono alla base di tutte le società civili.
Chiedendo l’assoluzione di Del MASTRO il sistema chiede di essere assolto per tutte le proprie nefandezze, ma cosa ancora più grave chiede un salvacondotto per tutte quelle nefandezze che sa di dover ancora realizzare e su cui non tollera alcun controllo.
Pur con le numerose critiche che si possono avanzare al potere giudiziario, che troppo spesso si auto-assolve e si orienta politicamente, si deve ricordare sempre, a noi stessi ed a tutti quelli che ci circondano che quando la società civile ha deciso di rispettare delle regole ed ha indicato quali siano i mezzi per farle rispettare, per dimostrare la propria contrarietà ci sono mezzi diversi dalla delegittimazione del potere giudiziario.
Si può non essere d’accordo sul fatto che degli uomini giudichino altri uomini; sul fatto che gli uomini per diritto naturale esseri liberi e senzienti, debbano sottostare a regole che uno Stato troppo spesso pone solo in via autoritativa e non condivisa, ma, per coerenza, se si è decisi di giocare con delle regole, quelle regole debbono valere per tutti.
Quindi, Del Mastro, sulla cui capacità politica e umana oramai il mondo intero ha grossi dubbi, deve rispettare questa sentenza ed eventualmente agire per la difesa dei propri diritti.
Ma a prescindere da questo, deve andare via. Sia perché ha leso il principio cardine del suo ruolo e cioè la fiducia che in lui dovrebbe riporre la società in quanto titolare di una funzione predominante; sia perché lo ha fatto scientemente per screditare una persona che sta combattendo una sua battaglia ideologica.
É odioso, infatti, che un sottosegretario alla Giustizia, invece di affidarsi alla Giustizia non interferendo in processi che non lo riguardano, utilizzi le proprie prerogative di potere per screditare una persona che con lui non ha nulla a che vedere: e tutto ciò per un fine politico, volto a dare corpo ad una battaglia di potere ideologico della destra contro un uomo di idee politiche avverse.
Anche per questo la Meloni lo difende; perché dietro un personaggio del genere non può non nascondersi la mano di qualcun altro.
Ma Del Mastro deve lasciare il proprio incarico anche perché da anni ormai paventa una certa superiorità da superuomo, combattendo una battaglia senza senso contro i detenuti, con affermazioni giustizialiste, violente ed incitanti all’odio.
Il tutto con fare assolutamente vigliacco e da incompetente visto che quest’uomo finge di non ricordare i numerosi moniti delle Giurisdizioni Superiori Italiane ed Europee sulla vergognosa condizione delle carceri in Italia, ove sovraffollamento ed ingiustizia la fanno da padroni.
Lasci il posto dimostrando almeno una volta di essere coerente con il fallimento che è stato come politico e come sottosegretario.
Sulla sua vicenda umana, lasciamo alla sua (nascosta) coscienza ogni determinazione ma, francamente, nutriamo poche speranze in un ravvedimento.